Il bronzo conquistato ad Alanya è una medaglia che racconta solo una parte della storia. Dietro il podio di Artur Hajos e Lukas Niemeier c’è il lavoro di Fosco Cicola, allenatore italiano alla guida della nazionale maschile ungherese di beach volley dal marzo 2026.

La sua è una storia che attraversa la pallavolo indoor e la sabbia. Da giocatore, Fosco ha militato per oltre vent’anni nel professionismo, passando per la Serie A italiana e per un’esperienza in Austria. Nel beach volley ha vestito la maglia azzurra tra il 2000 e il 2010, partecipando al circuito internazionale. In Italia ha conquistato dodici ori in tappe del Campionato Italiano e un secondo posto nella finale scudetto del 2002.

Nel 2012 ha intrapreso il percorso da allenatore, iniziando dall’esperienza romana di Urban Beach. Successivamente ha lavorato anche nello staff della nazionale italiana femminile, al fianco di Marta Menegatti e Viktoria Orsi Toth, e con la coppia Daniele Lupo–Enrico Rossi. La federazione ungherese gli ha affidato la guida della nazionale maschile nel marzo 2026.

Fosco Cicola, dal bronzo di Alanya al sogno Los Angeles 2028Foto fornite da Fosco Cicola alla redazione Sons of the Beach

Fosco durante un allenamento. Foto fornita alla redazione da Fosco Cicola.

Il 18 ottobre 2026, al Beach Pro Tour Futures di Alanya, Artur Hajos e Lukas Niemeier hanno conquistato il bronzo battendo gli austriaci Michael Klemen ed Elias Holzinger 21-19, 21-12, dopo la semifinale persa contro i tedeschi Julian Hikel e Kalle Pieper. Per Fosco, però, il risultato vale soprattutto per il percorso compiuto dai due atleti.

Sons of the Beach ha raccolto la sua testimonianza in esclusiva per capire come nasce un progetto tecnico internazionale, quali sfide attendono i giovani ungheresi e perché Los Angeles 2028 è già un obiettivo concreto. Con una precisazione importante: la coppia che punta al percorso olimpico è quella formata da Artur Hajos e Bence Streli; il bronzo ad Alanya è arrivato invece insieme a Lukas Niemeier.

Fosco, partiamo dall’inizio. Come è nata la collaborazione con i ragazzi ungheresi?

«La collaborazione con questi ragazzi ungheresi è nata perché Artur, due anni fa, è stato seguito da Viki Orsi Toth nella riabilitazione di un’operazione che ha avuto al ginocchio. Si è trovato a Roma, abbiamo fatto qualche allenamento insieme e poi, visto che Viki è ungherese, hanno mantenuto questi rapporti e quando a marzo 2026 ci è stato chiesto di allenarli noi abbiamo accettato con estremo piacere».

Quanto vale per te il bronzo conquistato ad Alanya da Artur Hajos e Lukas Niemeier?

«È stata una grandissima soddisfazione perché è il frutto di un percorso che Artur e Lukas hanno fatto insieme, giocando insieme diversi tornei quest’estate ma dividendosi per altri, perché Lukas ha fatto il campionato europeo Under 22 con il suo compagno, che è un altro ragazzo giovane di vent’anni. Questo però non ha escluso il fatto che loro abbiano avuto un percorso di crescita insieme, portandoli a disputare due ottimi tornei, sia questo qui di Alanya, ma anche quello a Corigliano, dove siamo arrivati quarti, sfiorando la finale dopo aver perso al tie-break la semifinale. Quindi per me è stato veramente un motivo di orgoglio e importante aver visto in loro una crescita durante tutto questo periodo».

Fosco Cicola, dal bronzo di Alanya al sogno Los Angeles 2028Foto fornite da Fosco Cicola alla redazione Sons of the Beach

Fosco con Artur Hajos e Lukas Niemeier dopo il bronzo di Alanya. Foto fornita alla redazione da Fosco Cicola.

Guardando ai giocatori con cui lavori, quali sono le qualità di Artur e gli aspetti su cui devono crescere lui, Bence e Lukas?

«Per quanto riguarda Artur, è un giocatore dotato di qualità fisiche eccellenti, di altissimo livello. Dal punto di vista tecnico è un ragazzo che ha tanta voglia di lavorare e questo aiuta ovviamente l’allenatore nel farlo crescere, nel migliorare aspetti che ancora ad oggi sono deficitari. Quindi con lui abbiamo lavorato molto sulla ricezione e su alcuni colpi di attacco.

Per quanto riguarda Bence, dovremo lavorare su ricezione, attacco e soprattutto sulla fase difensiva. E Lukas, in egual misura, è un giovane che ha bisogno ancora di sviluppare alcune capacità per quanto riguarda la fase difensiva e sicuramente può migliorare molto ancora in ricezione ed attacco».

C’è un momento del torneo di Alanya che ti è rimasto particolarmente impresso?

«Un momento importante del torneo di Alanya è stato sicuramente la semifinale contro la Germania. Abbiamo giocato un primo set in maniera poco attenta e poco lucida. Alla fine di quel set ci siamo guardati in faccia e ho chiesto ai ragazzi di fare quello che sapevano fare.

Ho visto in loro proprio un cambiamento e quindi una voglia di ricominciare a giocare, tant’è che poi il secondo set l’abbiamo perso ai vantaggi, giocando però un buon beach volley. Quindi direi che un momento che è stato importante e che mi è rimasto impresso è stato appunto questo switch tra il primo e il secondo set della semifinale».

Quale sarà il prossimo passo? Los Angeles 2028 è già un obiettivo concreto?

«Per quanto riguarda il futuro, adesso l’obiettivo è quello di recuperare il prima possibile Bence, il compagno di Artur, mentre Lukas tornerà a lavorare con il suo compagno. Per Artur e Bence l’obiettivo è quello di provare a qualificarsi alle Olimpiadi di Los Angeles, passando per tutti i tornei che ci saranno da qui fino a marzo 2028 e gli ultimi tre tornei che daranno il pass all’Olimpiade. In mezzo ci sarà il Mondiale, ci sarà l’Europeo, insomma ci sono tanti piccoli obiettivi che, messi insieme, aiuteranno a raggiungere il grande obiettivo, che è appunto l’Olimpiade di Los Angeles.

Che ovviamente, è un obiettivo abbastanza importante, impegnativo, nonché molto, molto difficile. Però le sfide sono belle per questo».

Fosco Cicola, dal bronzo di Alanya al sogno Los Angeles 2028Foto fornite da Fosco Cicola alla redazione Sons of the Beach

Fosco con due giocatori dell’Ungheria. Foto fornita alla redazione da Fosco Cicola.

Che cosa ti sta insegnando il lavoro con giovani atleti e con uno staff di un’altra cultura sportiva?

«È molto soddisfacente lavorare con i giovani perché sono delle spugne. A differenza di atleti un po’ più evoluti, assorbono in maniera più immediata alcune cose, non avendo delle esperienze pregresse. Quello che mi sta insegnando questa esperienza in Ungheria è apprezzare e condividere culture diverse e avere approcci diversi a questa disciplina, idee differenti su come poter arrivare a svolgere determinati esercizi e obiettivi. Ovviamente, io non ho a che fare soltanto con i ragazzi, ma ci sono anche altri due allenatori in nazionale, con i quali mi confronto quotidianamente, c’è uno scambio di idee e si riesce a mescolare queste diverse culture.

Quindi, questo è il più grande insegnamento che una persona deve riuscire a fare proprio, quello di essere aperto, cercare di capire e prendere cosa c’è di buono da ognuno. È fondamentale interagire con altri allenatori, con altri ambienti, voler apprendere e capire anche quelle che sono le filosofie degli altri. E questo è un grande insegnamento che mi è stato tramandato fin da quando giocavo».