Chiesi a Dio di essere forte
Kirk Kilgour
per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:
Egli mi ha dato l’umiliazione
perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato, mio Signore.
Fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che ho io.
La storia mitica del viaggio in California di Angelo Squeo e Marco Solustri nel 1980 cela dentro di sé un altro racconto incredibile. Grazie a quella illuminante spedizione estiva, Squeo e “Sollu” conobbero per la prima volta sulle spiagge californiane il beach volley e decisero di portarlo in Italia, diffondendolo. In pochi però conoscono il vero motivo alla base di quel viaggio.
Il viaggio per Kirk Kilgour
Andiamo con ordine. Durante la stagione 1979-1980 Squeo e Solustri erano tesserati con la Federlazio, squadra di pallavolo romana che militava in A1 maschile e che veniva chiamata Tiber Toshiba per lo sponsor sulla maglia. In quell’anno, a entrambi venne l’idea di andare a trovare un amico di Angelo, conosciuto durante la sua esperienza all’Ariccia Volley Club (la vecchia Federlazio), che viveva a Van Nuys, in California: il suo nome era Kirk Kilgour, fortissimo giocatore statunitense di beach volley e pallavolo, mancino. Kirk, infatti, fino a vent’anni giocò sulla sabbia, poi alla fine degli anni Sessanta si dedicò anche all’indoor e nel 1973 si trasferì in Italia per firmare con l’Ariccia. È lì che Squeo e Kilgour si conobbero: Angelo era nelle giovanili dell’Ariccia e ammirava da vicino il suo idolo, che di inverno giocava a pallavolo e d’estate continuava a cimentarsi con il beach volley. Alla fine della stagione ’74-75 Kirk e altri giocatori stranieri vennero chiamati dalla Nazionale italiana di pallavolo per fare da sparring e dare una mano al gruppo azzurro. E fu proprio durante un raduno dell’Italia che Kilgour subì un drammatico incidente che cambiò per sempre la sua vita.
Il blackout in palestra e il grave incidente
L’8 gennaio 1976, in pieno inverno, l’Italia si stava allenando nel Palazzetto dello Sport di Roma (il PalaTiziano). Kilgour era lì. A causa di un blackout saltarono le luci principali della struttura, abbassando la visibilità. Per scaldarsi i giocatori cominciarono a eseguire alcuni esercizi, tra cui acrobazie e salti mortali. Sfruttando i tappetoni e i materassi posizionati nel Palazzetto, anche Kirk, che era un giocatore molto atletico, ne accennò alcuni. Durante un salto, però, ricadde male tra due materassi e si ruppe una vertebra cervicale, rimanendo tetraplegico a soli 28 anni.
Insieme nel Wimbledon del beach volleyball
Una vita stravolta che però non allontanò mai Angelo e Kirk, neppure quando quest’ultimo tornò subito dopo l’incidente a Los Angeles. Anzi, rimasero in contatto e quando, nel 1980, Squeo e Solustri si misero in volo per andare in California da Kilgour, trovarono un ragazzo comunque pieno di vita, sorridente nonostante tutto, che si era attrezzato per continuare a vivere la sua città, come aveva sempre fatto. Veniva trasportato con un pullmino dotato di pedana e un giorno, a bordo di quel pullmino, portò i suoi due amici arrivati dall’altra parte dell’oceano al Manhattan Open, il Wimbledon del beach volleyball, il tempio dello sport che li avrebbe fatti innamorare e che avrebbe per sempre cambiato le loro vite. E quelle di tutti noi.
Grazie, Kirk.
Il ricordo di Squeo e Solustri
Abbiamo chiesto a Marco Solustri e Angelo Squeo il loro personale ricordo di Kirk Kilgour.
Io l’ho conosciuto bene, la cosa incredibile è che le cose che ha scritto nella poesia le pensava davvero e le viveva veramente. Ho visto la sua positività, ho visto il suo essere grato alla vita malgrado la disabilità. Viveva con passione ed era contento della sua esistenza.
Marco SolustriKirk è sempre stato molto positivo, non era mai depresso nonostante quello che è successo. Era un combattente anche sulla sedia a rotelle. Sai cosa mi disse una volta? Questo non lo sa quasi nessuno… “Guarda, Angelo, io riesco a sudare come se facessi un allenamento di pallavolo anche stando sulla sedia a rotelle, immaginandomi di fare le difese, gli attacchi, la corsa, facendo un vero allenamento di beach volley”. Di lui ho sempre avuto l’immagine di un campione fuori e dentro il campo. Era generosissimo e un perfezionista. Nonostante la differenza di età e di livello lui vide in me e in Marco un legame con la squadra. Per questo ci accolse molto bene a casa sua e ci diede tutti gli onori.
Angelo Squeo